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Istituto d'Istruzione Superiore Statale Giacomo Antonietti - Iseo


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Sei in progetti - Comenius - secondo incontro di progetto - Torbiere del Sebino

Torbiere del Sebino

Relazione sulla visita guidata alle Torbiere del Sebino del 21 aprile 2009

La nostra relazione contiene il resoconto fotografico della nostra escursione completate dalle informazioni che la guida ci ha fornito anche sulla base di qualche domanda che avevamo in precedenza preparato. Infatti, ciò che a noi interessava era ricostruire la storia di questo ambiente naturale, in particolare nell’ultimo cinquantennio, e capire come quest’area paludosa e improduttiva, che fino a qualche decennio fa e in modo intensivo per un centinaio d’anni era stata sfruttata solo come giacimento di materiale combustibile, sia stata trasformata in una Riserva Naturale di importanza internazionale.
La nostra visita è stata preparata dai partner italiani attraverso contatti personali con il rag. Carlo Maffeis e la geom. Giuliana Aste, rispettivamente Presidente e Responsabile Tecnico ed Amministrativo del Consorzio per la gestione delle Torbiere del Sebino, e con il fotografo Angelo Danesi, fondatore nel 1994, insieme alle guide della Riserva Naturale delle Torbiere, dell’associazione ambientalista “La Schiribilla”. Con essi sono state definite le linee che avrebbe seguito la nostra ricerca. Alla loro disponibilità e cortesia dobbiamo il permesso di utilizzare parte del materiale fornito per arricchire la nostra relazione.
In primo luogo ci è stata spiegata la rilevanza di questo habitat naturale sotto il profilo ecologico. Nel 1984, infatti, le torbiere del Sebino furono inserite nell’elenco delle Zone umide di Interesse Internazionale per l’avifauna migratoria ai sensi della Convenzione di Ramsar.
Le paludi, un tempo considerate luoghi malsani e pericolosi per la presenza della zanzara anofele che trasmette la malaria, sono ritenute oggi, in Europa –dove questa malattia è stata debellata- ecosistemi preziosissimi, scrigni pieni di vita indispensabili agli uccelli la cui sopravvivenza è legata all’esistenza di ambienti umidi.
L’importanza della Riserva delle Torbiere del Sebino è ancora maggiore se si considera che essa si trova nel cuore della Pianura Padana, una delle zone più antropizzate e coltivate d’Europa; per gli uccelli esse rappresentano un’autentica “oasi” , un riparo tranquillo ove nidificare, ove rifocillarsi durante la migrazione primaverile e autunnale, ove, in particolare per le specie provenienti dal nord, trovare acqua libera da ghiacci in inverno senza dover raggiungere l’Africa. Per queste sue caratteristiche è stata classificata dall’Unione Europea come Zona di Protezione Speciale e come sito di Importanza Comunitaria.
Non solo la presenza di un’enorme varietà di uccelli rende l’interesse di quest’area così rilevante: la grande quantità di specie di piante palustri, di pesci, d’insetti fa di questa zona un ecosistema di raro valore, come ha riconosciuto il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) che già nel 1970 l’ha dichiarata “Biotopo di eccezionale importanza”.
A questo importante riconoscimento sono seguiti altri a livello regionale, nazionale e comunitario. Dal 1999, anno in cui è stato varato il progetto Life Natura, l’UE, la Regione Lombardia, la Provincia di Brescia, i Comuni di Corte Franca, Provaglio e Iseo e la Comunità Montana del Sebino Bresciano collaborano per raggiungere due scopi: potenziare al massimo la biodiversità della Riserva e migliorarne la fruizione da parte del pubblico.
Oggi, dunque, le Torbiere del Sebino sono una Riserva Naturale che gode di uno dei massimi gradi di protezione ambientale possibili in Italia. Dal punto di vista amministrativo, pur appartenendo istituzionalmente alla Regione Lombardia (tranne una parte ancora di proprietà privata), esse vengono gestite da un Consorzio tra Comuni (quelli sopra elencati), Comunità Montana e Provincia.
Ma cosa erano le Torbiere del Sebino prima del 1970? Che ruolo avevano nell’economia della regione in cui esse si trovano?
Prima di tutto è importante il loro inquadramento dal punto di vista geografico e morfologico.
Si tratta di un’area non molto vasta, solo 360 ha, formata principalmente da canneti e specchi d’acqua, situata presso la sponda meridionale del Lago d’Iseo. E’costituita da tre zone distinte: a nord, a diretto contatto con il Lago d’Iseo, è la “lametta”, il cui terreno appare invaso dalla vegetazione palustre; più interna è la “lama”, formata da ampie vasche prodotte dall’escavazione della torba; c’è poi a sud un’altra area con vasche ottenute dall’escavazione dell’argilla.
L’origine di quest’area palustre risale all’ultima fase di espansione glaciale del Quaternario (tra 70.000 e 10.000 anni fa), quando una lingua di ghiaccio creò un avvallamento tra due cordoni morenici. Dopo lo scioglimento del ghiacciaio la depressione si riempì d’acqua di fusione. Presto questo piccolo lago si ricoprì di una folta vegetazione, tipica delle zone umide con acque semiferme. I materiali vegetali derivanti dal ciclo di vita delle piante palustri si sedimentarono e lentamente riempirono tutto il bacino, trasformandosi nel corso dei millenni in torba. L’antico lago si trasformò quindi in una grande prateria di erbe palustri, con zone allagate ed altre il cui terreno aveva una consistenza “spugnosa”, e così rimase fino all’inizio dell’estrazione della torba.
La presenza dell’uomo in quest’area in epoca preistorica è documentata da reperti risalenti al Mesolitico (5000 a.C.) e all’età del Bronzo (1800-1200 a.C.) portati alla luce dai lavori di scavo della torba.

LO SCAVO DELLA TORBA
Nel corso dei millenni la torba continua a formarsi senza ostacoli. Non esistono documenti scritti relativi allo stato delle torbiere in epoca precedente e immediatamente successiva allo scavo della torba, ma trattandosi di epoca abbastanza recente sono attendibili alcune ricostruzioni storiche: la parte centrale di quest’area è ricoperta soprattutto da carici, erbe dure e taglienti e con scarsissimo valore nutritivo. Alcune zone sono ancora allagate, in altre il terreno è intriso d’acqua e paludoso. Tutt’intorno si è sviluppata una cintura di canna palustre. Piccoli appezzamenti sono stati trasformati tramite opere di drenaggio e canalizzazione delle acque e messi a coltura .
Poi, verso la fine del 18. secolo si scopre che la torba, una volta essiccata ha una resa calorica (Brennwert) superiore alla legna (benché inferiore al carbone): alcune famiglie cominciano ad utilizzarla per riscaldare le proprie case e nelle filande di Iseo se ne sperimenta (erproben ) l’utilizzo come combustibile.
Lo sfruttamento sistematico del giacimento di torba inizia solo nel 1862: comincia i lavori di scavo la torinese “Società Italiana Torbe”, che aveva acquistato la maggior parte delle torbiere superiori, seguono poi i proprietari del lato meridionale.
Abbiamo potuto vedere un video, realizzato dal Consorzio, che mostra come avveniva l’escavazione della torba: protagonisti del video sono alcuni degli ultimi operai che lavorarono in torbiera fino agli anni ’60. Ci ha sorpreso in primo luogo constatare l’assenza di macchine: tutto il lavoro era svolto manualmente e con grande fatica da piccole squadre di operai (quattro o cinque) che lavoravano a piedi nudi per non sdrucciolare. Con la sola forza delle braccia e della schiena, essi spingevano in profondità un arnese affilatissimo, a forma di gabbia (15cm x 15cm), lungo circa 90 cm e dotato di un manico lungo quattro -cinque metri (la massima profondità delle torbiere). Con quest’attrezzo si estraevano dei parallelepipedi di torba che un operaio, munito di un coltellaccio, tagliava in pezzi più piccoli per facilitarne il trasporto. Con l’aiuto di una carriola i pezzi di torba erano poi trasportati in zone adatte a una prima fase di essiccazione e in seguito sistemati in magazzini.
Era un lavoro stagionale (febbraio-agosto) assai duro e faticoso, svolto da braccianti del luogo (perlopiù di Provaglio) che lavorava dall’alba al tramonto perché era pagata a cottimo: per loro questo lavoro rappresentava l’unica alternativa possibile alla miseria.
La torba era un materiale prezioso per l’economia della zona, poiché poteva sostituire l’utilizzo del carbone, la cui importazione era molto costosa. Prima dell’introduzione del petrolio e dell’energia elettrica fu usata per molteplici scopi: nelle fornaci, nelle filande, negli opifici, per riscaldare le abitazioni e perfino per alimentare i treni della ferrovia Brescia-Edolo fino alla prima guerra mondiale. Anche durante la seconda guerra mondiale fu largamente utilizzata e richiesta.
Paradossalmente, tuttavia, l’escavazione della torba provocò, secondo alcuni studiosi locali, la distruzione delle potenzialità economiche, sia materiali che umane, del paese dal quale proveniva la maggior parte dei braccianti, vale a dire Provaglio. La zona fu costretta ad una funzione subalterna, fornendo a basso costo mezzi essenziali per uno sviluppo industriale dal quale però rimaneva tagliata fuori o addirittura danneggiata.
Essendo diventata centrale e portante l’attività in torbiera, le altre attività divennero accessorie e marginali. Ciò comportò due conseguenze: la prima fu il consolidamento di una agricoltura povera, statica, priva di rilevanza economica. Una seconda conseguenza è legata al fatto che le nuove fabbriche non fecero alcuna apparizione a Provaglio, dal momento che gli era stato affidato un altro ruolo. Tutta l’economia si basò su un’unica attività, ma, una volta esaurito lo sfruttamento della sua ricchezza naturale, il paese si trovò senza industrie e con un’agricoltura incapace di diventare fonte di lavoro e di reddito.
Inoltre la forza-lavoro, costretta per cent’anni a prestare soprattutto fatica fisica in un’attività “bestiale”, ripetitiva e senza avvenire, aveva acquisito una professionalità genericamente manuale e passiva che non aveva più futuro.
L’utilizzo della torba come materiale combustibile cessò intorno agli anni ’50; nelle “lamette” l’attività estrattiva è proseguita fino agli anni ’60 e ’70, ma in questo caso la torba era destinata ai floro-vivaisti.

LA NASCITA DELLA RISERVA NATURALE DELLE TORBIERE DEL SEBINO
I lavori di scavo avevano nel frattempo profondamente trasformato non solo l’aspetto, ma anche l’habitat naturale delle torbiere, creando un ecosistema unico nel suo genere che andava salvaguardato e protetto. I primi vincoli ministeriali risalgono al 1960. Inizialmente ci furono scontri con altri potenziali fruitori del territorio: i contadini, che intendevano prelevare acqua per irrigare i campi, i cacciatori ed i pescatori, che vedevano minacciati i loro interessi dai vincoli introdotti dalle misure di tutela ambientale. Tra il 1965 ed il 1970 si giunse ad un confronto anche duro: la battaglia per la tutela ambientale delle torbiere fu condotta da singoli cittadini e alcuni enti pubblici. Essa si concluse nel 1970 con il riconoscimento da parte del CNR delle Torbiere come “biotopo di eccezionale importanza”, dichiarazione che bloccò i previsti prelievi d’acqua e la bonifica del terreno. Come la storia sia poi andata avanti lo abbiamo raccontato all’inizio.
Attualmente le Torbiere non rappresentano più per il territorio una risorsa economica in senso stretto. Tuttavia la Riserva ha un ruolo centrale non solo sotto il profilo della tutela ambientale, ma anche nella promozione dell’educazione ai temi ambientali presso il pubblico in generale, e soprattutto presso bambini e ragazzi. A questo scopo il Consorzio e i tre Comuni interessati, organizzano convegni, manifestazioni di carattere informativo, escursioni, corsi di formazione per insegnanti, percorsi didattici per studenti e per chiarire e diffondere, anche con pubblicazioni, gli obiettivi delle misure per la conservazione e lo sviluppo delle biodiversità in Europa. Il confronto con i temi fondamentali della tutela degli ambienti naturali e delle specie animali e vegetali intende chiarire come l’attuazione delle misura di tutela ambientale corrisponda agli interessi non solo degli ambientalisti ma di tutta la comunità.
Per garantire e disciplinare la fruizione del territorio a fini scientifici e didattico-ricreativi, il territorio della riserva naturale è diviso in tre zone:
ZONA A : riserva integrale, la parte centrale, la più interessante.
ZONA B : riserva parziale.
ZONA C : di protezione interna, coincidente con le residue aree agricole ai margini delle vasche d'acqua.

IL RUOLO DELLE TORBIERE NELLA VALORIZZAZIONE TURISTICA DELL’AREA
Un’ultima considerazione merita di essere fatta: la presenza di numerosi animali e di particolari piante, insieme a una natura molto bella, può infatti favorire il turismo. Il richiamo delle torbiere si aggiunge quindi alle altre attrattive legate al lago d’Iseo e alla Franciacorta e porta a valorizzare anche i numerosi edifici storici, a cominciare dal monastero di San Pietro in Lamosa, che si trovano nell’area della riserva.
Al turismo generico si aggiunge, un turismo selezionato, legato particolarmente alle università e ai centri di studi e di ricerca.
Il consorzio è attualmente impegnato a promuovere quest’area anche a livello nazionale ed europeo per inserire le torbiere tra le mete turistiche di maggior interesse.


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