ARTICOLO GIORNALISTICO
Ah, che bello spot. Sembra Leopardi!
di Giancarlo Liuti
Anni fa il famoso giornalista Oreste Dal Buono se ne uscì con la previsione che gli spot pubblicitari sarebbero stati la poesia del Duemila e questa profezia non mancò di suscitare nel nostro animo un moto di allibita incredulità, apparendoci mostruoso che Omero, Dante e Leopardi fossero sfrattati dall'empireo ad opera di gentucola come `Mastro Lindo', lo `Sciacquamorbido' e il deodorante per `1'uomo che non deve chiedere mai'.
Ma adesso, almeno per quanto riguarda la televisione, dobbiamo ammettere che Dal Buono aveva ragione: oggi, specie nel genere dell'ironia e della comicità, gli spot ci offrono le creazioni di più squisita fantasia, e fanno scomparire, al loro confronto, i normali programmi televisivi.
Proviamo a fare dei paragoni? Bene, da una parte mettiamo le scenette dei comici della domenica pomeriggio, dall'altra il morituro Massimo Lopez della telefonata che allunga la vita: non c'è un abisso di qualità nelle trovate, nei giochi di parole, nella recitazione, nella brillantezza dello spettacolo?
E ancora: pensiamo ai monotoni, volgari travestimenti da donna di certi personaggi che purtroppo popolano gli esausti programmi di varietà (!) e confrontiamoli con l'esilarante dramma familiare del tizio che tradisce la moglie perché colto da insana passione per la bellezza di certe mele rosse.
Per forza, si dirà: il regista è quel genio di Woody Allen. E con questo? Di Woody Allen ce n'è uno solo, d'accordo, ma dove sta scritto che gli autori dell'umorismo televisivo provengano tutti dalla scuola melensa dei teatrini parrocchiali? Eppure, osservano alcuni, abbiamo molti famosi comici in televisione, con anni di onorata carriera alle spalle...
Appunto, (forse) alle spalle: ora le loro esibizioni sono ferali, lontane anni luce dagli anonimi, gustosissimi interpreti degli spot per asciugare le pareti di casa ("Il canal, ti m'ha asciugà il canal!") e per una zuppa di legumi (interrogatorio della polizia sugli ingredienti: "Capo, qui corrisponde tutto!", "Distruggi le prove!"). Ormai senza più speranza, i teledivetti, sconfitti sul piano dell'originalità e dell'inventiva, possono riscattarsi solo con l'umorismo involontario, come quella garrula conduttrice di Raidue che ha attribuito a Jacques Prevert il verso "Il bacio è un apostrofo rosa fra le parole t'amo", che anche i più ignari pastori dell'Aspromonte sanno appartenere al "Cyrano" di Rostand.
Non è forse una battuta di spirito che può rivaleggiare perfino con le mele di Woody Allen e la zuppa-alibi?"
Da «Il Resto del Carlino»
II punto di partenza del testo argomentativo è la presentazione di un problema, che non è mai generico, ma ben definito. In questo articolo tale premessa è costituita dalla sequenza «Anni fa... chiedere mai» e riguarda la profezia del giornalista Dal Buono, che suscitò stupore e incredulità nell’autore del nostro articolo. II Dal Buono affermava che gli spot pubblicitari sarebbero stati la poesia del Duemila.
Problema
II problema trattato è dunque: "è vero che, attualmente, in televisione gli spettacoli più originali e brillanti sono gli spot pubblicitari?"
Tesi
La tesi che segue è la risposta al problema precedentemente espresso si trova puntualizzata nella sequenza «Ma adesso... programmi televisivi" ed è la seguente:
- oggi, specie nel genere dell'ironia e della comicità, gli spot fanno scomparire, al loro confronto, i programmi televisivi.
Argomenti a favore della tesi
Gli argomenti, le prove a favore della tesi, offerti nelle sequenze: «Proviamo a far... mele rosse» e «come quella... Rostand» sono i seguenti:
a) confronto fra i comici domenicali televisivi e lo spot telefonico di Massimo Lopez;
b) confronto fra i banali, volgari travestimenti da donna dei programmi di varietà e lo spot del marito travolto dalla passione per le mele;
c) confronto fra le esibizioni di famosi comici televisivi e quelle degli anonimi personaggi degli spot per un deumidificatore e per una zuppa;
d) evidente ignoranza di una conduttrice televisiva che sbaglia l’attribuzione di un celebre verso.
Antitesi
L'antitesi da discutere (dunque l'argomentazione è probatoria) è sintetizzata nella porzione di testo «Per forza... Woody Allen » e «Eppure osservano alcuni... alle spalle» ed è la seguente:
- gli spot televisivi di successo sono diretti da geniali registi come Woody Allen e, comunque, vi sono comici televisivi famosi, che possono vantare una lunga carriera.
Confutazione all’antitesi
Le obiezioni a sfavore dell'antitesi sono esposte nella porzione di testo : «Ma dove sta scritto... parrocchiali?» e «Appunto... prove!». Esse rispondono in modo ironico all'antitesi, smontandola nel modo seguente:
- l'emittente osserva che non è obbligatorio che gli autori dei varietà televisivi mostrino un'esperienza artistica degna dei più insulsi teatrini parrocchiali;
- quanto all'onorata carriera dei comici del momento, essa è ormai un ricordo del passato, perché attualmente le loro esibizioni sono monotone e prive d'inventiva (appunto ferali).
Conclusione
La conclusione è presentata nella porzione di testo «Ormai... zuppa-alibi» ed è la seguente:
- i personaggi televisivi possono competere con gli spot solo grazie ad alcune battute d'involontario umorismo, cioè rendendosi inconsapevolmente ridicoli, unica risorsa per riscattarsi da una mancanza di professionalità e di doti artistiche che fa preferire loro lo spot di un detersivo o di un deodorante.
Tecniche argometative
Per le tecniche argomentative e gli elementi linguistico-formali del testo osserviamo che la validità degli argomenti a favore della tesi si fonda sui seguenti elementi.
1) II mezzo persuasivo è fornito da concrete similitudini fra le trasmissioni televisive e gli spot, per farne notare le differenze. Inoltre dall'autorità del noto giornalista e critico letterario Oreste Dal Buono (recentemente scomparso), la cui affermazione non aveva provocato nell'emittente aperta disapprovazione, ma allibita incredulità (cioè uno sbigottito stupore), poiché proveniente da una persona autorevole nel campo delle comunicazioni.
2) L'uso di paradossi (... pare mostruoso che Omero, Dante e Leopardi vengano sfrattati dall'empireo a opera di gentucola come Mastrolindo...) con un paragone, volutamente forzato, fra immortali poeti e banalissimi detersivi, è sottolineato da termini esagerati quali "mostruoso" e dall'accostamento fra un verbo d'uso quotidiano, "sfrattare" e una parola aulica quale "empireo", termine filosofico-letterario che indica il cielo supremo, dimora divina. L'autore inizia con questo paradosso, di cui poi dimostrerà il fondamento e l'espediente espressiva vuole dare maggior credibilità all'argomentazione. Un altro paradosso si ritrova alla fine dell'articolo, in cui la garrula (festosa, loquace) conduttrice televisiva attribuisce un famoso verso al poeta Prevert, anziché al legittimo Rostand, paternità risaputa (dice l'autore) anche da persone solitarie e non particolarmente colte, abitanti di un luogo selvaggio (i pastori dell'Aspromonte).
3) II linguaggio è contraddistinto da termini ironici, sottilmente dispregiativi: i personaggi televisivi del momento sono indicati come teledivetti, alludendo al loro scarso talento e le loro esibizioni sono ferali, addirittura "mortali", tali da far loro preferire gentucola come Mastrolindo e compagni.
II linguaggio utilizzato è dunque figurato e si esprime per immagini suggerite dalla fantasia (traslati).
(da Baldi, Cannata, Le strutture della comunicazione, Clio, 2004)